<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674</id><updated>2012-02-16T12:49:03.355+01:00</updated><category term='musica country'/><category term='musica'/><category term='cultura sommersa'/><category term='un buco nell&apos;eternità'/><category term='Hannah Arendt'/><category term='sognatori'/><category term='guerre balcaniche'/><category term='male quotidiano'/><category term='sasa stanisic'/><category term='George McAnthony'/><category term='Krabat'/><category term='balcani'/><category term='libertà'/><category term='la storia del soldato che riparò il grammofono'/><category term='di questa vita'/><category term='estanislao kowal'/><category term='Società'/><category term='libro'/><category term='film'/><category term='giovani'/><category term='sotto il pelo dell&apos;acqua'/><category term='foresta che cresce'/><category term='le ombre azzurre'/><category term='Il mulino dei dodici corvi'/><title type='text'>Parole senza ombrello</title><subtitle type='html'>Parlo quasi da quando sono venuta al mondo. Scrivo quasi da quando ho iniziato a parlare. Vivere, parlare e scrivere sono attività che non mi stufano mai.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>6</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674.post-5869953844928502490</id><published>2011-12-20T11:14:00.005+01:00</published><updated>2011-12-20T12:00:59.720+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='le ombre azzurre'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='un buco nell&apos;eternità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sognatori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='di questa vita'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura sommersa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sotto il pelo dell&apos;acqua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='foresta che cresce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estanislao kowal'/><title type='text'>Sotto il pelo dell'acqua - la cultura sommersa</title><content type='html'>Patrizia Mucciolo - &lt;em&gt;Le ombre azzurre&lt;/em&gt;, ed. Io Scrittore, 2011 (e-book) &lt;a href="http://www.illibraio.it/servizi/ecommerce/edigita/dettaglioBook.aspx?code=EDGT14339"&gt;Presentazione&lt;/a&gt; sul sito di Io Scrittore&lt;br /&gt;Roberto Turrinunti - &lt;em&gt;Estanislao Kowal&lt;/em&gt;, ed. Il Ponte Vecchio, 2011 &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=a5MVddIV1q8"&gt;Booktrailer&lt;/a&gt; a cura di Rosalia Raineri e Debora De Angelis&lt;br /&gt;Angelo Di Liberto - &lt;em&gt;Di questa vita&lt;/em&gt;, in pubblicazione a puntate sulla webzine &lt;em&gt;Kultural&lt;/em&gt;, 2011 &lt;a href="http://www.kultural.eu/serial-kulture"&gt;Leggilo!&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rosalia Raineri - &lt;em&gt;Un buco nell'eternità&lt;/em&gt;, ed. Miele, 2010 &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=AhwLLieuaLw"&gt;Booktrailer&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizio con un elenco di libri che ho letto o ho intenzione di leggere prossimamente la rubrica "Sotto il pelo dell'acqua", dedicata alla&amp;nbsp;&lt;em&gt;cultura sommersa&lt;/em&gt;: tutte quelle esperienze che, per un motivo o per l'altro, non sono (ancora?) state conosciute o riconosciute dalla nostra società.&lt;br /&gt;Libri, opere d'arte, ma anche esperienze di vita che molto spesso hanno un solo difetto: quello di sottrarsi ai canoni imposti dalla società.&lt;br /&gt;Vite e opere troppo lente o troppo profonde, e perciò non etichettabili dalla società della catena di montaggio, quella che produce miliardi di etichette tutte uguali da appiccicare su ciò che&amp;nbsp;scorre sul nastro.&lt;br /&gt;Qualcuno potrebbe pensare che a determinare i sommersi ed i salvati sia la qualità dei secondi e la scarsa qualità dei primi, ma purtroppo non è così. Nella nostra società non vige la meritocrazia, ma la &lt;em&gt;clamoricrazia&lt;/em&gt;: vince chi urla più forte e chi urla più "a tempo&amp;nbsp;con la moda".&lt;br /&gt;Della cultura sommersa iniziai ad occuparmi anni fa con la rubrica &lt;em&gt;La foresta che cresce&lt;/em&gt;, che un direttore illuminato mi permise di tenere in prima pagina sul quotidiano l'Adige: raccontai quell'ampia fetta di mondo giovanile che fa, che si impegna, che ha sogni e aspirazioni, totalmente ignorata da una massa mediatica assetata solo di sangue e cattiveria.&lt;br /&gt;Oggi la rubrica non c'è più. I sommersi, però, continuano a vivere e ad operare - e con loro la speranza che il mondo continui ad essere colorato, pieno di diversità, ricco di speranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1106660325124784674-5869953844928502490?l=parolesenzaombrello.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/5869953844928502490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/12/sotto-il-pelo-dellacqua-estanislao.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/5869953844928502490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/5869953844928502490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/12/sotto-il-pelo-dellacqua-estanislao.html' title='Sotto il pelo dell&apos;acqua - la cultura sommersa'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674.post-1467405567540218868</id><published>2011-12-07T14:44:00.007+01:00</published><updated>2011-12-20T12:01:35.014+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hannah Arendt'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='male quotidiano'/><title type='text'>Costruire il male quotidiano</title><content type='html'>Non amo la spettacolarizzazione, neanche quella della parola. Per questo sono piuttosto restia a utilizzare frasi ad effetto... che so,&amp;nbsp;come "una tragedia evitata", "la curva assassina", "avrai gloria eterna" e così via. Mi sembra che le frasi d'effetto, oltre ad essere manifestazione di una debolezza intrinseca dello scrivente - incapace di portare sulla carta le emozioni e per questo assetato di magniloquenza -, rappresentino una sorta di tradimento nei confronti della verità.&lt;br /&gt;Per questo ultimamente, quando mi sono trovata a parlare della "banalità del male" riferendomi a un certo modo di sfruttare i giovani, al tempo stesso mi sono scoperta a mordermi la lingua.&lt;br /&gt;Eppure... Accidenti, non &lt;i&gt;voglio&lt;/i&gt; spettacolarizzare, ma non posso fare a meno di pensare al concetto così ben espresso da Hannah Arendt. L'idea che il cosiddetto "male" sia in realtà, prima di tutto, un fatto assolutamente quotidiano, praticato da tante brave persone la cui unica colpa potrebbe essere quella di non voler pensare abbastanza, di non voler vedere abbastanza, di non voler capire abbastanza.&lt;br /&gt;La Arendt ne parlava a proposito dei tanti tedeschi qualunque che non volendo pensare, vedere, capire, furono corresponsabili della Shoah. Ci furono gli aguzzini, ci furono coloro che uccisero, torturarono, progettarono un eccidio. Ci furono tantissimi bravi padri (e madri) di famiglia che si limitarono a proseguire la loro brava vita, annaffiando le proprie rose, leggendo le fiabe ai propri&amp;nbsp;figli&amp;nbsp;e portando a spasso il cane, mentre tutto questo si compiva. La loro partecipazione attiva al Male fu così piccola che magari si limitò alla coesistenza con qualcosa di cui intuivano la presenza ma non volevano vedere l'enormità; ad uno sguardo di disprezzo, a un minimo aiuto negato, ad una parolina detta per sbaglio alla persona sbagliata che fece scoprire ebrei rifugiati. Gesti minuti - i "quasi niente" che nutrirono, assecondandola, una tragedia.&lt;br /&gt;Se tutti avessero voluto pensare, vedere, capire,&amp;nbsp;forse le cose sarebbero andate diversamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mondo il male continua ad annidarsi nella vita quotidiana, e fa parte dei tanti piccoli mattoncini con cui si costruiscono le catastrofi.&lt;br /&gt;Ci penso anche quando vedo il modo in cui vengono sfruttati i giovani in Italia perchè, anche in questo caso, un grosso problema (per alcuni una vera e propria tragedia)&amp;nbsp;viene alimentato dalle tante piccolissime azioni scorrette di bravissimi padri (e madri) di famiglia.&lt;br /&gt;La segretaria ha ricci composti, un'espressione caritatevole. Siede nel suo sicuro ufficio da dipendente a tempo indeterminato, tra le piante fiorite e i disegni dei nipoti. Sorride quasi con tenerezza mentre ammette: "Sì, in effetti - non dico che sia giusto, ma &lt;i&gt;è così&lt;/i&gt; - si tende un po' a considerare i collaboratori a progetto quelli che si possono... non dico sfruttare, no, ma impiegare anche più del dovuto. L'altro giorno se n'è andato un collaboratore che era con noi da tre anni e gli hanno fatto una festona... quasi come se fosse andato in pensione un dipendente &lt;i&gt;vero&lt;/i&gt;! Il giorno dopo tutti si sono resi conto che mancavano due persone invece di una, che lui per tre anni aveva fatto lavoro per due!".&lt;br /&gt;Ultimamente ho ascoltato raccontare e visto verificarsi tanti piccoli episodi del genere, e ne sono rimasta sconvolta. Uomini e donne maturi,&amp;nbsp;assolutamente regolamentari -&amp;nbsp;i nostri vicini di casa, i genitori dei nostri coetanei - che, aderendo senza farsi domande a un generale "è così, quindi dev'essere così", danno per scontato che i giovani che lavorano alle loro dipendenze o nei loro uffici siano strumenti e non persone. Che dispensano con leggerezza promesse di assunzione, che fanno fare stage di &lt;i&gt;sei mesi &lt;/i&gt;gratuiti senza alcun progetto, e quindi totalmente inutili, dando per scontato che gli stagisti esistono solo per essere &lt;em&gt;usati&lt;/em&gt;, che&amp;nbsp;sfruttano il lavoro dei giovani&amp;nbsp;desiderosi di compiacere in cambio di&amp;nbsp;una paga che mai arriverà - pronti a sostituirli non appena chiederanno il loro giusto compenso - ,&amp;nbsp;che trattano i contrattisti da moderni schiavi.&lt;br /&gt;Non sono tutti così, ma sono in tanti. Troppi.&lt;br /&gt;Qualcuno di questi maturi signori si difenderà dicendo che da che mondo è mondo i giovani devono fare "gavetta", che noi siamo dei bamboccioni viziati che vorrebbero subito il posto sicuro e ben pagato.&lt;br /&gt;Non sto parlando del "fare gavetta", e i maturi signori lo sanno benissimo. Solo, non vogliono pensare, vedere, capire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1106660325124784674-1467405567540218868?l=parolesenzaombrello.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/1467405567540218868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/12/non-amo-la-spettacolarizzazione-neanche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/1467405567540218868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/1467405567540218868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/12/non-amo-la-spettacolarizzazione-neanche.html' title='Costruire il male quotidiano'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674.post-307135956864514900</id><published>2011-11-29T00:30:00.003+01:00</published><updated>2011-11-29T12:23:50.993+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sasa stanisic'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerre balcaniche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='balcani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la storia del soldato che riparò il grammofono'/><title type='text'>La storia del soldato che riparò il grammofono</title><content type='html'>I libri non sono generi deperibili. Quando senti che è arrivato il momento di leggere un libro, ecco, quello è il primo istante in cui quel libro esiste. Per questo i libri sono sempre attuali: perché per qualcuno ci sarà sempre il Momento Giusto in cui leggerli.&lt;br /&gt;Mi piace trovare i libri al Momento Giusto: andare in biblioteca, scegliere uno scaffale a caso e iniziare a leggere i titoli, a guardare i dorsi delle copertine, fino a quando un libro non mi chiama. Funziona sempre.&lt;br /&gt;Così ho trovato &lt;i&gt;La storia del soldato che riparò il grammofono&lt;/i&gt; di Saša Stanišić.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hbDxUZ52pSk/TtQZMI7z4ZI/AAAAAAAAABk/_aE3MzIpMNM/s1600/image_book.php.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-hbDxUZ52pSk/TtQZMI7z4ZI/AAAAAAAAABk/_aE3MzIpMNM/s1600/image_book.php.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Non è facile descrivere un libro che scorre oltre gli argini, in cui le parole sono oggetti, immagini e sensazioni così forti da lasciare senza fiato. Un romanzo simile alla Drina, il fiume che attraversa i Balcani, che da sempre ne lambisce le campagne pigre e i villaggi sofferenti, i villaggi pigri e le campagne invase dalla solitudine, raccogliendo di ogni guerra i cadaveri, di ogni ponte gli sguardi dei bambini.&lt;br /&gt;La trama, semplicissima. Alexandar è bambino ai tempi della guerra bosniaca; fuggito con la sua famiglia in Germania, dopo dieci anni di oblio e "integrazione" sente il bisogno di tornare indietro, di completare ricordi lasciati incompiuti, ridando così senso alla propria vita e alle vicende di un'intera comunità, quella di Višegrad, la sua cittadina natale devastata dal genocidio.&lt;br /&gt;Tutto qui. Eppure nel romanzo, di questo, si trova ben poco.&lt;br /&gt;Si trovano le vicende della pace e della guerra: le morti, le partenze e i ritorni, i racconti degli adulti e degli altri bambini, come quello di Asija, pallida e dai capelli di un biondo chiarissimo, sfuggita al massacro di un intero villaggio. Vicende troppo grandi, o forse troppo piccole, per l'interiorità di un bambino come Alexandar, che le deve trasfigurare con la fantasia, grazie alla bacchetta magica e al cappello regalatigli dal nonno Slavko poco prima di morire, per renderle della dimensione giusta.&lt;br /&gt;In un continuo rimando tra reale e immaginario, tra presente e ricordo, tra mondo esteriore e mondo interiore, in lampi di lancinante poesia, la verità su ciò che ne è stato del villaggio e dell'infanzia di Alexandar emerge con impietoso realismo.&lt;br /&gt;Saša Stanišić (Višegrad, 1978), che con la pubblicazione del suo primo romanzo (nel 2007, edito in Italia da Frassinelli) &lt;i&gt;La storia del soldato che riparò il grammofono&lt;/i&gt; si è dimostrato uno scrittore già perfettamente formato, è riuscito a trasformare una vicenda umana precisa in un affresco dedicato alla vita dell'essere umano, alle sue minuscole gioie, al rincorrersi delle guerre, al suo essere intreccio indissolubile di bene e male.&lt;br /&gt;Se potessi, continuerei. Ma sarà lui a spiegare cosa c'è di misteriosamente bello in ciò che scrive, e lo farà meglio di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;i&gt;Ogni due minuti si spegne la luce nella tromba delle scale. Per alcuni secondi l'oscurità copre l'attesa. Non abbastanza da poter distinguere le sagome. Subito qualcuno riaccende la luce. Ogni oscurità è una breve scomparsa, una piccola guarigione. In uno di questi secondi scuri Asija sussurra: non dimenticarmi! Il dimenticare mi solletica il lobo dell'orecchio, non so perché lo dica, perché lo dica ora, non so cosa devo risponderle.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La luce torna a vivere, Asija si attorciglia i capelli sul dito, le lacrime hanno disegnato vene sullo sporco delle sue guance.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Quando i tubi al neon si riaccendono - ogni volta un grande strizzar d'occhi, ma nessun risveglio. I soldati non scompaiono, si tolgono gli stivali e si guardano le dita dei piedi. L'attesa non finisce&lt;/i&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1106660325124784674-307135956864514900?l=parolesenzaombrello.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/307135956864514900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/11/la-storia-del-soldato-che-riparo-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/307135956864514900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/307135956864514900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/11/la-storia-del-soldato-che-riparo-il.html' title='La storia del soldato che riparò il grammofono'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hbDxUZ52pSk/TtQZMI7z4ZI/AAAAAAAAABk/_aE3MzIpMNM/s72-c/image_book.php.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674.post-2287399059505288345</id><published>2011-07-12T14:21:00.001+02:00</published><updated>2011-11-29T09:42:43.637+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='George McAnthony'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica country'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Take me home, country roads</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;E' morto George McAnthony.&lt;/div&gt;Ricordi George McAnthony?&lt;br /&gt;Io me lo ricordo bene. E' tra i segni che mi ha lasciato il tempo: una musicassetta dalla copertina colorata. Ero una ragazzina con la passione per i cavalli e il mito del cow-boy. Lui sul palco, da solo con chitarra mandolino armonica batteria e chissacosaltro, un cappellaccio e un gilet con le frange, e tutte le strade dell'America rurale tra le sue corde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tu, te lo ricordi?&lt;br /&gt;Eravamo più giovani, allora. George McAnthony era diventato un personaggio della nostra vita, il nostro amico invisibile. "Cosa si fa, domani?". "Domani niente, arriva George McAnthony e fa tutto lui". "C'è da cambiare una lampadina". "Non c'è problema, arriva George McAnthony e mentre la avvita ti suona Take me Home, Country Roads". "E prepara anche il caffè".&lt;br /&gt;George McAnthony era ovunque. Le feste di paese non erano feste senza di lui. E c'era chi ballava, e c'erano le ragazzine che comperavano le musicassette e i cd, anno dopo anno, e George McAnthony cantava, sempre solo con tutte quelle cose meravigliose sul palco e tra le corde, e noi un po' si scherzava, un po' si ammirava quest'uomo che, tutto solo, era un intero complesso country, e che ancora ci credeva nel mito del cow-boy buono, quello che ha imparato la fratellanza dagli indiani e dai cavalli e che non spara più. One man band, si faceva chiamare.&lt;br /&gt;Come se avesse dentro tutte le vite dei membri del suo complesso di un solo uomo, è morto a 45 anni. &lt;br /&gt;E ora che manca, sai, capisco tutto quello che George McAnthony ha significato per me, per noi. Come tutti gli artisti inseguiva la frontiera: senza farsi fermare dalle strade polverose, dal vento infocato, dai miraggi, quest'uomo solo con dieci uomini dentro inseguiva la perfezione di un ideale. Che forse era la musica sconfinata come le praterie, che forse era la stessa fratellanza che solo la musica country può riscattare dal male dell'uomo bianco, che forse era il vivere d'arte, di sogni impalpabili come l'applauso del pubblico, come una line dance accennata sull'erba.&lt;br /&gt;E' morto George McAnthony. Forse siamo i soli ad accorgerci di quest'improvvisa povertà del mondo, ora che non c'è George McAnthony a inseguire la frontiera per noi e a farci capire che i sogni li puoi realizzare.&lt;br /&gt;Ieri sera ho suonato Take me home, country roads per lui. Come se fossi dieci persone che inseguono la frontiera.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/AIR5sofr0P4/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AIR5sofr0P4&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/AIR5sofr0P4&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1106660325124784674-2287399059505288345?l=parolesenzaombrello.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/2287399059505288345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/07/take-me-home-country-roads.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/2287399059505288345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/2287399059505288345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/07/take-me-home-country-roads.html' title='Take me home, country roads'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674.post-967285097558022006</id><published>2011-02-15T00:57:00.002+01:00</published><updated>2011-11-29T17:03:38.840+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il mulino dei dodici corvi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Krabat'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film'/><title type='text'>Le nostre insondabili profondità. Krabat.</title><content type='html'>Diciassettesimo secolo, in un'Europa devastata dalla peste e dalla carestia.&lt;br /&gt;Un orfano come tanti, come quei tanti destinati a morire in mezzo ai campi senza neppure il conforto di uno sguardo, attraversa le terre brulle dell'Europa dell'Est cercando, se non di rimanere in vita, di rimandare il momento della morte.&lt;br /&gt;Ed ecco che d'improvviso, a questo ragazzo come tanti altri, una notte si presentano in sogno undici corvi neri posati su uno steccato. A fianco dell'undicesimo, uno spazio vuoto.&lt;br /&gt;I corvi lo chiamano. Krabat, vieni al mulino. E' proprio te che vogliamo.&lt;br /&gt;Il giovane Krabat si mette in viaggio. Lo trova. Un mulino isolato, dall'aspetto sinistro e il tetto di paglia, in cui vive un Maestro con i suoi undici apprendisti. In cui gli vengono subito destinati un letto e vestiti non suoi.&lt;br /&gt;Krabat, l'orfano, quello come tanti, ha finalmente qualcuno che lo vuole: ha una casa, una specie di padre, dei fratelli. Anche se si deve lavorare duro, anche se ad ogni novilunio i ragazzi, osservati da una misteriosa figura incappucciata, devono macinare nella Macina Nera cose irraccontabili.&lt;br /&gt;Poco alla volta, senza che quasi neppure se ne accorga, in Krabat filtra la consapevolezza di ciò che sta accadendo. Che quello non è un mulino normale, che lui e gli altri ragazzi non sono normali assistenti di mugnaio, che il loro non è un destino qualunque. Fino a quando si troverà a fianco dell'amico Tonda, nella notte di Pasqua, seduto sotto un "albero sotto cui sia morto qualcuno di morte violenta", e davanti allo spettacolo emozionante del piccolo villaggio vicino illuminato dalle candele della funzione pasquale apprenderà ciò che sta per diventare. E una volta fatta la scelta, solo un miracolo, o un potere più grande delle forze malvage cui si è donato, potrà salvarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo di Otfried Preussler in tedesco si intitola &lt;i&gt;Krabat&lt;/i&gt; e risale al 1971. E' stato tradotto in italiano con il titolo &lt;i&gt;Il mulino dei dodici corvi&lt;/i&gt;; del 2008 è la sua quasi perfetta riduzione cinematografica del regista Marco Kreuzpaintner. In Italia non è ancora arrivato, e chissà se arriverà, ma se ne trovano versioni sottotitolate in italiano.&lt;br /&gt;Ci sono storie che sanno scavare dentro di noi. Non importa il genere cui appartengono. La loro potenza sta forse nella forza degli archetipi che sanno risvegliare nella nostra parte più remota. Impossibile dimenticare il potente personaggio di Tonda, amico incondizionato e vittima sacrificale, che rappresenta la protezione, la sicurezza, il calore del legame totale: quella certezza della presenza che forse abbiamo vissuto in qualche amicizia d'infanzia e cui per tutta la vita siamo destinati ad anelare senza mai ritrovarla.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Krabat&lt;/i&gt;, che pure possiede una trama affascinante e decisamente dark, non è horror e non è fantasy: è una storia fatta a lama di cristallo, in grado di separare senza esitazione dal rumore di fondo i sentimenti più puri, e mostrarceli come mai in vita saremo in grado di contemplarli.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Krabat&lt;/i&gt; è il racconto delle nostre insondabili profondità. Della seduzione che viene dal potere del Male, dalla sua promessa di farci sentire degli eletti in un mondo per il quale non esistiamo neppure. Del prezzo che sempre si deve pagare per ottenere qualcosa. Del primo lutto, della perdita definitiva del legame con la certezza della presenza, che da un giorno all'altro ci fa diventare adulti senza possibilità di ritorno.&lt;br /&gt;Ma è anche storia che esalta, con la stessa evidenza cristallina, l'amore e l'amicizia come sentimenti totali,&amp;nbsp; capaci forse di spezzare persino il più potente incantesimo di morte.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/RKuztj--DI0/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/RKuztj--DI0&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/RKuztj--DI0&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1106660325124784674-967285097558022006?l=parolesenzaombrello.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/967285097558022006/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/02/le-nostre-insondabili-profondita-krabat.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/967285097558022006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/967285097558022006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2011/02/le-nostre-insondabili-profondita-krabat.html' title='Le nostre insondabili profondità. Krabat.'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1106660325124784674.post-5929714153557322954</id><published>2010-12-17T22:03:00.000+01:00</published><updated>2010-12-17T22:03:39.398+01:00</updated><title type='text'>Io non volevo</title><content type='html'>In realtà non ho mai avuto intenzione di aprire un blog.&lt;br /&gt;E' successo così, per caso. O forse neppure.&lt;br /&gt;Uno scrittore scrive, mi hanno detto. Lo scrittore del ventunesimo secolo lo fa anche su web. Dev'essere &lt;i&gt;connesso&lt;/i&gt;. E, come succede sempre, le parole si sono depositate in me, sono cresciute nei mesi e alla fine si sono trascinate fuori dal fondo dei miei pensieri. Non bisognerebbe mai ignorare il fondo dei pensieri, il posto in cui si deposita tanta sporcizia ma anche qualche cosa utile, tipo i sogni, le speranze, le idee che vanno lontane dal nostro normale modo di pensarle. Tutto mescolato.&lt;br /&gt;Allora mi sono detta: vediamo se riesco a fare qualcosa di ciò che vorrei fare scrivendo libri anche attraverso un blog.&lt;br /&gt;E così eccomi qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1106660325124784674-5929714153557322954?l=parolesenzaombrello.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/feeds/5929714153557322954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2010/12/io-non-volevo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/5929714153557322954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1106660325124784674/posts/default/5929714153557322954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://parolesenzaombrello.blogspot.com/2010/12/io-non-volevo.html' title='Io non volevo'/><author><name>AMa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03400861091422049743</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-mTQqyL1qUYo/TvD7pqsIxuI/AAAAAAAAAB0/cNoBV5t9LGQ/s220/IMG_5873.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
